Monte Batur: racconto di un’avventura

In un paradiso naturale come Bali (Indonesia), risulta difficile pensare a una qualsiasi tipologia di escursione che non abbia come esclusivi protagonisti il mare cristallino e le spiagge bianche. Eppure, durante il mio soggiorno su quest’isola – spesso sognata nei miei monotoni pomeriggi italiani – con estrema sorpresa mi ritrovai a scoprire che tra le mete piu’ gettonate c’è proprio la scalata al monte Batur, che in realtà è un vulcano la cui ultima eruzione risale a circa 17 anni fa. In effetti, a meno che non siate amanti del trekking, mi sentirei di consigliarvi escursioni decisamente piu’ rilassanti. Ma andiamo con ordine.

Effettuata la prenotazione tramite una delle numerose agenzie sparse per Ubud, piccolo villaggio nell’entroterra di Bali, ecco che il pullman mi passa a prendere direttamente in albergo intorno all’una di notte (e già questo è un motivo piu’ che valido per preferire altre tipologie di avventure, almeno per un amante dell’ozio come me), e, dopo circa due ore di tragitto attraverso la foresta, mi ritrovo già stanco e assonnato ai piedi del monte Batur, capendo all’istante quanto quest’ultimo sia gettonato vista la massiccia presenza di turisti. Iniziamo la scalata.

La notte è densa, l’assenza di luce rende ancora piu’ arduo un cammino già complicato per la presenza di rocce rotolanti e del terreno sdrucciolevole, e a ben poco servono le torce e i consigli delle esperte guide; come se ciò non bastasse man mano che si sale si crea un preoccupante traffico, che spesso mi costringe nella non facile impresa di restare in bilico su una pietra aspettando che chi si trova davanti a me avanzi invece di rotolarmi addosso. Piu’ ci si avvicina alla vetta, piu’ inizia a farsi sentire il freddo; sono quasi le 4 di notte e io sono sudato, nervoso e infreddolito. Non posso nemmeno permettermi cali di attenzione vista la presenza di scimmiette all’apparenza indifferenti ma in realtà pronte a derubarmi dell’unica merenda che porto nello zainetto. Facciamo una sosta, trovo il coraggio di mandar giu’ quello che le guide spacciavano per ottimo caffè (in realtà nemmeno lontanamente gli somigliava), ma nemmeno quella brodaglia riesce a restituirmi un po’ di vigore; ormai allo strenuo delle forze, quando gia’ iniziava a maturare dentro me l’idea di aver sprecato una giornata di vacanza, ecco l’agognata vetta.

La vista è meravigliosa. Mi siedo sullo spuntone di una roccia e aspetto l’alba che puntuale arriva e inizia gradualmente ad illuminare il cielo di un rosso intenso, che specchiandosi nel lago sottostante da vita a uno scenario quasi surreale. Il cielo passa rapidamente da sfumature rosso fuoco a altre piu’ tenui, tra l’arancione e il giallo, e ammirare questi colori, circondati da un silenzio quasi inverosimile, suscita una inaspettata sensazione di pace e benessere. Pian piano si è fatto giorno, rimango in silenzio, la stanchezza è ormai passata e mi ritrovo solo in compagnia di una scimmietta, dividiamo la merenda e tra tanti pensieri uno emerge su tutti: l’idea che questo spettacolo abbia ampiamente ripagato tutta la fatica fatta per viverlo e ammirarlo.

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